RICOSTRUIRE PER RICORDARE, LA RINASCITA DI GROUND ZERO

RICOSTRUIRE PER RICORDARE, LA RINASCITA DI GROUND ZERO

LA RINASCITA DI GROUND ZERO, UN LUOGO DI MEMORIA E DI SPERANZA. DOVE TUTTO È INIZIATO E DA DOVE TUTTO È CAMBIATO PER SEMPRE. 

Faccio parte di quella generazione che se lo ricorderà per sempre. So esattamente dov’ero, cosa stavo facendo e con chi ero. L’11 settembre ha segnato tutti noi nel profondo. Da allora, siamo stati messi a dura prova tante, troppe volte, abbiamo avuto paura, abbiamo pianto, ci siamo sentiti impotenti. È stata una sconfitta per ciò che di più bello c’è al mondo, ma il silenzio, le urla, la rabbia, l’amore, hanno dato la forza agli americani di andare avanti e di fare di Ground Zero il luogo della rinascita e della speranza. 

A Lower Manhattan, dove sorgeva il complesso del World Trade Center, il caos e la fastosità che contraddistinguono la zona intorno a Times Square lasciano spazio alle voci che sembrano solo un leggero sussurro e allo scroscio dell’acqua del 9/11 Memorial, inaugurato l’11 settembre del 2011. Là, dove si innalzavano in tutta la loro maestosità le Torri Gemelle, sono state realizzate due grandi vasche commemorative sulle quali sono incisi i nomi delle quasi 3000 vittime dell’attentato. È inevitabile essere sopraffatti dalla tristezza e dal pensiero di cosa devono aver provato le vittime e i loro famigliari in quella terribile giornata. Qui, dove rabbia e tristezza prevalgono, si erge timidamente una luce di speranza, il Survivor Tree. In mezzo al cumulo di ferro, cemento e macerie, ad un mese dall’attentato, gli operai trovarono un pero. Era danneggiato, sofferente e portava con sé tutti i segni di quel tragico evento, ma era ancora vivo e non c’era altro che potesse importare. Oggi, con i suoi nove metri d’altezza, è un albero rigoglioso che ogni primavera fiorisce indisturbato, come se nulla fosse accaduto.

Se al 9/11 Memorial ci sono solo i nomi a ricordare le vittime, alla St. Paul’s Chapel i ricordi si materializzano in fotografie ed oggetti. I giorni seguenti l’attentato, la Chiesa è stato un luogo di primo soccorso, di ristoro per i pompieri, di lacrime e di speranze. Oltre a svolgere la sua funzione religiosa, rappresenta un punto di incontro per tutte quelle persone che piangono i propri cari e che ringraziano colme di gratitudine tutti quei volontari che con il loro lavoro e il loro amore hanno dato un contributo fondamentale in quelle giornate così grigie e vuote di speranza. 

Per salvaguardare la mia emotività, ho preferito non entrare al 9/11 Museum, che racconta com’era il World Trade Center prima del 9/11, ma anche quelle che sono state le vite delle vittime. 

Un magnifico simbolo di rinascita di Ground Zero, è il  World Trade Center Transportation Hub, meglio conosciuto come Oculus. Santiago Calatrava ha progettato questo splendido esempio architettonico, dando nuova vita a quelli che erano un centro commerciale e la storica stazione del World Trade Center. L’imponente struttura d’acciaio vuole raffigurare una colomba che è appena stata liberata dalle mani innocenti di un bambino.

La rinascita di Lower Manhattan era necessaria, ma il come sia rinata è stato a lungo oggetto di dibattito e di malcontento. Quanto è stato realizzato non potrà mai risanare le ferite della città e dei suoi abitanti, il dramma di quanto hanno vissuto rimarrebbe anche se dovessero costruire il grattacielo più alto del mondo o il centro commerciale più spettacolare che si sia mai visto. È tutta materialità, tutta apparenza. Ma gli americani si sa, fanno le cose in grande. Loro, però, hanno avuto la forza, il coraggio, la determinazione di andare avanti. Se poi hanno ostentato, hanno fatto più del necessario, poco importa. Sono andati avanti a testa alta ed è questo ciò che conta davvero. 

« Questo è il modo che gli americani hanno di andare avanti »